Familie Flöz fa teatro servendosi di mezzi che vengono prima del linguaggio parlato, che infatti non utilizza; strumento fondamentale è la maschera, che prende vita innanzitutto nell’immaginazione dello spettatore, grazie alla maestria con cui gli interpreti riescono a caratterizzare i personaggi tanto da dare l’impressione che le maschere stesse producano espressioni, comunicando sensazioni, emozioni e sfumature. Questa compagnia, dalla rinomata capacità di mescolare maschere, danza, clownerie, acrobazia e drammaturgia, riesce a colpire l’immaginario di tutti, creando una commistione tra i vari aspetti con una poetica rara.
Hokuspokus, storia di un percorso di vita in cui per ogni spettatore è possibile immedesimarsi, prende avvio dal concetto di creazione: le tenebre sono diventate luce, il soffio divino è stato inspirato e i primi amanti si trovano nel giardino paradisiaco. Osano muovere i primi passi insieme come coppia, cercano riparo dalla natura e, grazie a Dio, trovano un appartamento a prezzi accessibili. Il destino trascina presto la giovane coppia sulle montagne russe della vita. Con ogni figlio, le forze centrifughe crescono e minacciano di distruggere la famiglia. In quest’ultima produzione Familie Flöz, oltre alle note figure in maschera, ci mostra anche gli attori dietro di esse: suonando musica, cantando, filmando, parlando o facendo rumori, l’ensemble crea il mondo delle maschere davanti agli occhi del pubblico. Creatore e creazione si incontrano finché la storia non si racconta da sola. Il titolo gioca con la presunta origine della parola, una corruzione popolare del latino “Hoc est enim corpus meum” – “Questo è il mio corpo”. Oppure si tratta solo di un gioco di prestigio. Hokuspokus ci parla del teatro come di una scatola delle meraviglie che visitiamo per celebrare il gioco della menzogna e della verità.
Con la regia e le maschere di Hajo Schüler e prodotto da Familie Flöz, Theaterhaus Stuttgart e Theater Duisburg col supporto di Hauptstadtkulturfonds, questo spettacolo si sostanzia di «un teatro muto ed estremamente poetico, fatto di maschere e gesti capaci di parlare al cuore di tutti» (Il Messaggero).
Si ricorda che i singoli biglietti sono in vendita presso il Centro di Informazioni Turistiche – IAT Sulmona e sulla piattaforma online e nei punti vendita abilitati Ciaotickets. Il giorno dello spettacolo sarà possibile acquistare i biglietti anche presso il Botteghino del Teatro a partire da due ore prima dell’orario di inizio dell’evento.
Per informazioni contattare il numero 329 9339837, collegarsi alle pagine social Facebook, Instagram, X del Teatro Maria Caniglia o al sito www.teatromariacaniglia.com, oppure scrivere una mail all’indirizzo info@teatromariacaniglia.com.